Eccoci qua, un’altra nave è salpata! Con l’elezione di Walter Veltroni, avvenuta oggi durante la prima assemblea costituente, è nato il Partito Democratico. Un contenitore carico di sogni e speranze che spero saprà essere all’altezza del nuovo tempo in cui ci è dato vivere. Non è facile, non è per niente facile immergersi in un futuro tutto da scoprire e costruire, senza ricordare il passato. Specie quando ti onori di non aver mai fatto “la quaglia”, di non aver mai mutato casacca, anzi, ti sei trovato nella condizione quasi paradossale di subire l’ineluttabile processo di cambiamento dei partiti di appartenenza. E ti adegui, ti devi semplicemente adeguare, perchè l’alternativa migliore è startene a casa.

Allora ti affacci alla vita politica coi pantaloncini corti, le narici fanno presto ad assuefarsi all’odore acre delle sezioni piene di fumo, luoghi dove sui muri vedi affissi Crocifissi e icone del pensiero che dovrebbe illuminarti, le foto di Moro, De Gasperi e Luigi Sturzo. Stanze frequentate da gente semplice e anziani che giocano a carte e salotti colmi di notabili con l’immancabile scudocrociato sul bavero della giacca, stanze che ti dicono essere quelle dei bottoni, alle quali non puoi accedere e non ti resta che origliare. Poi non fai in tempo ad offrire il tuo cuore a quell’idea, che un terremoto si abbatte su di essa. Il ‘92 è un anno terribile, sembra che tutto ti crolli addosso, un po’ ti interroghi, ma mai rinneghi la scelta che hai fatto.

Così arriva il 1993, il clima è pesante, tu non molli e non hai nemmeno la forza di restare esterrefatto alla notizia che qualcuno, da Brescia invia un fax di liquidazione del partito in cui militi. La Dc scompare, o meglio deve rifarsi il look. E quale miglior nome se non quello da cui ha tratto le sue aspirazioni? Nasce il Partito Popolare Italiano, nel 1994, in gennaio, lo stesso mese in cui 75 anni prima Luigi Sturzo dava vita al suo PPI.


Poi arriva l’elezione di Buttiglione e la transizione continua, il Cavaliere sale al potere e nel frattempo vieni chiamato ad essere correo di una inevitabile diaspora. Due congressi, due direzioni, due simboli, due segretari, i tribunali, i luoghi della divisione e delle lacrime (il Palacongressi, l’Ergife) in due parole: il caos. Ma tu sei ancora li. Stavolta a scegliere da che parte stare in un sistema bipolare malato. E scegli, scegli di stare nel centrosinistra con Gerardo Bianco e con il “nome”, perchè il simbolo te lo portano via.

Poi arriva la Margherita, che di fatto nasce il 13 maggio del 2001, nelle urne, con il suo 14,52%. Tutti dicono che bisogna capitalizzare quel riultato, bisogna fare un partito nuovo, bisogna contribuire ad eliminare la frammentazione. E così nel marzo del 2002 ti trovi sempre in quello stesso luogo, il palazzetto dei congressi dell’Eur a Roma, a sciogliere i “Popolari”. E sempre nel marzo di quell’anno ti ritrovi a Parma a fondarne un’altro: la Margherita.

Il resto è storia dei giorni nostri, lo scioglimento della Margherita nell’aprile scorso, le Primarie del 14 ottobre e la nascita del PD. Ma questa è solo una piccola parte della storia. Ecco perchè non è facile. Ma siamo ancora qua, nonostante tutto, a credere che possiamo guardare al futuro solo non rendendo vana un’idea che - in fondo - non è mai passata.




Buona fortuna.