In Africa.

29 04 2008

 

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Premesso che la sconfitta di Roma mi brucia molto più della dipartita nazionale, credo di non riuscire a trovare nemmeno le parole per commentare quanto avvenuto. Proprio perchè non riesco a riordinare neppure i pensieri dell’assurda gestione della fase politica, pre-elettorale ed elettorale, che ci ha condotti fin qui. Sarà pure colpa del mare, del sole e dello scorso week-end. Poi se ascolto le dichiarazioni e i commenti post-elettorali dell’oligarchia del loft, oltre alle parole e ai pensieri, non mi ritrovo nemmeno le braccia. Allora sono combattuto tra citazioni. Penso a Seneca con il suo “Vulgus veritatis pessimus interpres”, può essere che il popolo sia un cattivo interprete della verità. Può essere, ma m’assale qualche dubbio. E allora penso a De Gregori con il suo “ognuno è fabbro della sua sconfitta/e ognuno merita il suo destino/chiudi gli occhi e vai in Africa Celestino”. E ovviamente mi ritrovo in quest’ultima.

Tutti in Africa a riposare, allora. Tutti tranne noi. Solo loro, quella gerontocratica classe dirigente, bollita e ribollita, perennemente propensa a rimanere impunita.



Aprile.

23 04 2008

Sarà perchè di lui si dice dolce dormire, sarà perchè segna il passsaggio climatico tra due stagioni, sarà per le quotidiane trenta sigarette, sarà perchè - quando capitano in questo mese (le elezioni) - le perdiamo sempre, sarà perchè c’è bisogno di stare meno svegli, sarà perchè quando esce il sole non è per tutto il giorno. Sarà, ma Aprile non s’affronta. Ed è sempre così, non vedi l’ora di dargli un calcio in culo. Nel frattempo, per allontanarci dal pensiero giornaliero (lavoro-politica-lavoro), c’è bisogno di un divertissement. E’ sempre un piacere portare il cervello dalle zone di Blaise Pascal.

Ovviamente, con lui ci porto pure questo blog, che abbassa la saracinesca fino a lunedì e la rialzerà con un unico desiderio. Scrivere di Rutelli Sindaco di Roma.



Il Boss, la Pennsylvania e il non dipendere.

21 04 2008

Da qualche settimana ho in tasca il biglietto per Denver, dove dal 25 al 28 agosto si terrà la Convention dei Democratici. Vivo con l’incubo che a ricevere l’investitura di candidato alla presidenza degli Stati Uniti, possa essere la moglie di Bill Clinton e non Barack Obama. Più che incubo, in realtà, è un pensiero enunciato scaramanticamente. Ne parlo e la esorcizzo. Per la certezza matematica bisognerà aspettare fino alla fine (3 giugno), col voto in Montana e South Dakota. Per la certezza personale, quella già c’è. Domani si ritorna a votare per le Primarie, dopo sei settimane. In Pennsylvania. Stato a me particolarmente caro, per la presenza della città di Philadelphia, dove si trova la Independence Hall, luogo in cui fu firmata la Dichiarazione di Indipendenza. Oggetto perennemente presente nella mia vita, per un’infinità di ragioni.

I sondaggi danno Obama in grande rimonta, quasi alla pari con la moglie del quarantaduesimo Presidente degli States, che fino ad un mese e mezzo fa aveva 20 punti di vantaggio. Anche se il senatore dell’Illinois dovesse uscire perdente dalla Pennsylvania, per il sistema proporzionale di attribuzione dei delegati, riuscirebbe a mantenere un cospicuo vantaggio sulla rivale. Intanto, in questi giorni continua la trasmigrazione dei cosiddetti superdelegati (grandi personalità, cooptate dal Partito e non elette dagli iscritti attraverso le Primarie) a sostegno di Obama. C’e’ voluto il monito di Howard Dean (Presidente dei Democrats Americani, il primo candidato a mobilitare il popolo di internet durante le Primarie del 2004), che ha incitato questi ultimi, quasi con la forza, a compiere la loro scelta. Evitando, così, il perpetrarsi dello stillicidio in casa, mentre McCain e la macchina organizzativa Repubblicana lavorano a pieno regime per le elezioni del 2 novembre. Ma a sostegno di Barack, in queste ore, si stanno mobilitando moltissimi personaggi pubblici, da Jimmi Carter a Michael Moore, passando per l’autorevole Financial Times fino al “Boss”. Si proprio lui, Bruce Springsteen.

Allora, salvo imprevisti dell’ultim’ora, pare che nel Pepsi Center andremo ad assistere alla storia live. Perchè quel discorso di Obama, sono certo, non lo dimenticheremo. Lo si impacchetterà e lo si consegnerà al futuro delle generazioni che verranno.



Del week end.

21 04 2008

Dopo la delusione della Roma che pareggia con l’ultima della classe e consegna lo scudetto all’Inter, anche andare a vedere un discreto Barletta che vince è diventato poco appagante. Siamo secondi ad un punto dall’Aversa (che continua a vincere) e mancano solo due partite. Sarà dura. Pure crederci. Tuttavia, la domenica s’è vivacizzata con la presenza del nostro leader (Beppe Fioroni) in Puglia, sceso a presentare il romanzo del mio caro amico Gero Grassi.



Ancora una volta.

18 04 2008

Mi piacerebbe sapere le ragioni che hanno indotto gli “scienziati dei miei stivali”, quelli del Consiglio di Facoltà di Giurisprudenza, ad opporsi alla proposta di intitolare l’Università degli studi di Bari ad Aldo Moro (studente e docente più illustre della stessa). Proprio quella Facoltà a cui lo Statista pugliese diede lustro, attraverso quelle magistrali lezioni di Filosofia del Diritto. Proprio quella Facoltà dalla quale, anche grazie al suo insegnamento, sono stati formati tantissimi giovani, diventati poi colonne portanti della vita sociale e politica del nostro Paese.

A me pare, senza esagerare, che l’abbiano ammazzato per l’ennesima volta.



Orazio ripensaci.

17 04 2008

Orazio Ciliberti, Sindaco di Foggia, è mio carissimo amico da tempo. Anche con lui, stesso cammino politico: DC, PPI, Margherita e poi Partito Democratico. Ectoplasmi politici strani e quasi anacronistici, noi, che non abbiam mutato mai casacca e che abbiamo subito l’irregolare metamorfosi della trasformazione (chiamatela pure evoluzione) dei partiti in cui abbiamo militato. Orazio, per puro senso di responsabilità, si è candidato e ha preteso che la gran parte del Governo cittadino (Assessori e Consiglieri) da lui (ben) amministrato, si candidasse nei collegi elettorali del capoluogo Dauno, alle elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Foggia. Per vari motivi. Innanzitutto per “tirare la carretta” al centrosinistra, poi perchè, essendo il candidato di centrosinistra un Manfredoniano (Paolo Campo) e i quattro candidati di centrodestra tutti di Foggia città, attraverso candidature Istituzionali si sarebbe potuto vincere o quanto meno tentato di limitare i danni in una città storicamente votata a destra. Così non è stato. A Foggia il centrosinistra ha perso e ha perso male. E sempre per senso di responsabilità, il Sindaco si è dimesso. Sulla vicenda elettorale del 13 e 14 aprile ho già avuto modo di esprimermi. Le dinamiche del voto nazionale si sono sviluppate in maniera svincolata dal giudizio - negativo o positivo che fosse - sull’operato delle amministrazioni locali. Gli elettori, con il loro consenso, non hanno inteso bocciare o premiare gli amministratori delle loro città, province o regioni. E’ stato un voto avulso dal contesto locale, conferito esclusivamente sulla scorta dell’opinione maturata sui leader nazionali.

Per questo e per tanto altro, chiediamo ad Orazio di ripensarci (nei 20 giorni previsti dalla legge) e di ritirare le dimissioni, di rilanciare l’azione amministrativa in quest’ultimo anno di mandato e di continuare a credere in quel progetto riformista e innovatore, che ha visto lui come uno dei più lungimiranti protagonisti della Primavera Pugliese.  

 



Cinquecentocinquantuno.

16 04 2008

In fondo, questa campagna elettorale ci ha regalato anche qualche gioia. Per me, direi, una grande gioia. Antonio Iannamorelli, l’amicizia politica più vera e genuina, è - con 551 preferenze - il consigliere comunale più votato (non solo del PD) di tutta Sulmona, una cittadina di 25.000 anime. Mica cazzi. Conosco Antonio dal 1997, quando sotto il portone di p.zza del Gesù si incrociarono i nostri sguardi e senza conoscerci driblammo volontariamente una prima situazione politica incresciosa. Fu da allora che si scoprì una sintonia politica che ci ha portati a condividere tantissime battaglie, insieme. Dai congressi in ogni dove d’Italia, alla sua Segreteria Nazionale dei Giovani Popolari (di cui io fui suo vice), dalle feste di Partito ai summit di corrente, dalle cariche della polizia a Berlino per evitare l’ingresso di Berlusconi nel PPE al Congresso dello Yepp a Vienna, dal giro in Pullman durante le politiche del 2001 alle battaglie politiche nelle Università. E tanto altro. Senza tralasciare il gusto per la bella vita e il buon cibo.

Antonio è colui che ho fortemente voluto al mio fianco all’apertura di tutte le mie campagne elettorali. E i risultati sono li. Le mie vittorie sono state sempre un po’ le sue. La sua vittoria di oggi è come se fosse la mia. Buon lavoro a lui e a tutti coloro - come lui - che hanno dedicato gran parte della loro esistenza a sostenere un’idea.



La famiglia.

15 04 2008

 

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Consoliamoci, sposiamoci, prendiamo casa e procreiamo. Che al resto ci pensa lui, che nel primo Consiglio dei Ministri ci toglie l’Ici e ci da il bonus bebè.

(Intanto affogo il dolore rileggendo la Cambusa. Che rimane sempre un bel libro.)



Election Day - ore 19.00. A chi l’Italia?

14 04 2008

…a lui.

 

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Election Day - ore 16.14. Perde l’antipolitica.

14 04 2008

Ad un’ora dalla chiusura delle urne ed evitando per prudenza di commentare gli exit poll, interpretiamo l’unico dato (quasi) certo, quello dell’affluenza. Pare che rispetto al 2006, la differenza si sia ridotta ad un paio di punti percentuale. Cominciamo, allora, ad affermare che queste elezioni ci consegnano un primo sconfitto: l’antipolitica.