Da qualche settimana ho in tasca il biglietto per Denver, dove dal 25 al 28 agosto si terrà la Convention dei Democratici. Vivo con l’incubo che a ricevere l’investitura di candidato alla presidenza degli Stati Uniti, possa essere la moglie di Bill Clinton e non Barack Obama. Più che incubo, in realtà, è un pensiero enunciato scaramanticamente. Ne parlo e la esorcizzo. Per la certezza matematica bisognerà aspettare fino alla fine (3 giugno), col voto in Montana e South Dakota. Per la certezza personale, quella già c’è. Domani si ritorna a votare per le Primarie, dopo sei settimane. In Pennsylvania. Stato a me particolarmente caro, per la presenza della città di Philadelphia, dove si trova la Independence Hall, luogo in cui fu firmata la Dichiarazione di Indipendenza. Oggetto perennemente presente nella mia vita, per un’infinità di ragioni.
I sondaggi danno Obama in grande rimonta, quasi alla pari con la moglie del quarantaduesimo Presidente degli States, che fino ad un mese e mezzo fa aveva 20 punti di vantaggio. Anche se il senatore dell’Illinois dovesse uscire perdente dalla Pennsylvania, per il sistema proporzionale di attribuzione dei delegati, riuscirebbe a mantenere un cospicuo vantaggio sulla rivale. Intanto, in questi giorni continua la trasmigrazione dei cosiddetti superdelegati (grandi personalità, cooptate dal Partito e non elette dagli iscritti attraverso le Primarie) a sostegno di Obama. C’e’ voluto il monito di Howard Dean (Presidente dei Democrats Americani, il primo candidato a mobilitare il popolo di internet durante le Primarie del 2004), che ha incitato questi ultimi, quasi con la forza, a compiere la loro scelta. Evitando, così, il perpetrarsi dello stillicidio in casa, mentre McCain e la macchina organizzativa Repubblicana lavorano a pieno regime per le elezioni del 2 novembre. Ma a sostegno di Barack, in queste ore, si stanno mobilitando moltissimi personaggi pubblici, da Jimmi Carter a Michael Moore, passando per l’autorevole Financial Times fino al “Boss”. Si proprio lui, Bruce Springsteen.
Allora, salvo imprevisti dell’ultim’ora, pare che nel Pepsi Center andremo ad assistere alla storia live. Perchè quel discorso di Obama, sono certo, non lo dimenticheremo. Lo si impacchetterà e lo si consegnerà al futuro delle generazioni che verranno.