Ne stanno parlando in molti, ne stanno parlando tutti. Male, evidentemente. E stavolta la lamentela non è attribuibile alla scarsa propensione - tutta barlettana - ai mutamenti, come accadde per il rifacimento dei giardini del Castello (prima tanto criticati, poi tanto amati). I percorsi ciclabili che stanno sorgendo in zona Castello, sono orrendi. Per discontinuità e dimensioni. Non si tratta solo di gusto, ma soprattutto di criterio. Quello che, spesso, a Barletta manca.
Oggi mi concedo il lusso di divagare, prima dei trulli, prima del mare. Del resto, epistula non erubescit. Riuscirei a comprendermi pensando a Harry Truman quando, durante il giorno della sua elezione, evidenziando il carico di responsabilità che da essa ne derivava, esclamò: “Amici, vi è mai caduto un carico di fieno addosso? A me si, oggi”. Ma penso pure al “Santo Wojtyla” e al suo: “non abbiate paura”. E con queste parole, si che questa favola s’affronta!
Mentre invidio “mio fratello” Mario che ha da qualche ora toccato Terra a LAX,rimaniamo negli States e accenniamo a qualche esempio di pubblicità comparativa (si chiama così?) elettorale. I primi due spot di McCain contro Obama, sono niente male. Della serie, inizia la guerra.
Leggo su bat24ore che l’emendamento da me proposto in sede di approvazione di bilancio di previsione (a dicembre scorso) sulla copertura wireless nell’area dei giardini del castello, presto diventerà realtà.
Almeno a fine consiliatura potremo compiacerci di aver fatto qualcosa di buono.
Le percentuali (tra il 70% e l’80%) con le quali il centrodestra si è aggiudicato le elezioni amministrative in Sicilia, ci impongono una seria riflessione. Ma prima di far ciò, Veltroni si presenti dimissionario e si assumi la responsabilità del fallimento su tutta la linea politica. Dagli errori che hanno provocato la sconfitta elettorale alle politiche e al comune di Roma (mai esaminati), fino all’inutile e perseverante atteggiamento neoconsociativista adottato nei confronti del Governo Berlusconi.
Se avessimo potuto licenziarli in tronco, i vertici del PD, non avremmo temuto dell’assenza di una “giusta causa” o di un “giustificato motivo”.
Apprendo, dall’edizione del Tg delle 14.00 su Sky, la notizia per la quale il Governo vuole avvalersi dell’utilizzo dell’Esercito per le funzioni di sicurezza nelle grandi città e per l’emergenza rifiuti. Il Ministro La Russa ne spiega le ragioni, cori unanimi di assenso da parte della maggioranza, mentre il Pd e quel che resta del centrosinistra, dissente su tutto il fronte della proposta.
Intanto, lo stesso Tg, sul tema, lancia un sondaggio in tempo reale tra i telespetatori. Il risultato? L’82% degli intervistati si dice favorevole al “decreto sicurezza”. Ci penso un attimo e mi accorgo di quanto il centrosinistra sia distante dalla domanda reale dei cittadini Italiani. Se continueremo a trattare i grandi temi (come la sicurezza) con un approccio ideologico, rischiamo di prolungare di molto la presenza del centrodestra al governo del Paese. Non perchè sono più bravi di noi, ma solo perchè parlano alla pancia, senza i retaggi di un passato ormai superato. Perchè alla gente interessa ben altro.
E’ solo il primo, temo non sarà l’ultimo. Ne avevamo parlato più volte proprio su queste modeste colonne. In pochi l’hanno ritenuto un problema, forse perchè si pensava solo a velocizzare la scelta veriticistica di sciogliersi per poi unirsi in un matrimonio affascinante quanto difficile. Ma della collocazione Europea del PD, prima o poi, se ne doveva parlare. Se ne parla oggi, solo perchè le elezioni europee sono armai alle porte, si voterà tra un anno esatto. Le prime schermaglie non tardano ad arrivare. Tra chi sostiene che bisogna entrare direttamente nel PSE e chi, invece, sostiene che socialdemocratici non moriremo mai. Ovviamente, io sono tra questi ultimi.
Guardate, non è solo un problema di identità, di difesa a tutti costi della propria storia. Se così fosse, le ragioni sarebbero deboli e pretestuose. Fuori dal tempo. Il ragionamento insiste nella consapevolezza di aver costruito qualcosa di innovativo (?) in Italia e nella presunzione di poterlo esportare in Europa. Non per un capriccio tutto nostro (come sostiene Shultz), ma per una semplice presa d’atto: i partiti europei del secolo scorso, risultano inadeguati ormai da un pezzo alle nuove sfide che ci attendono. Mi riferisco sia al PSE che al PPE, partito dal quale noi ex DC, PPI, DL, avemmo il coraggio di uscire proprio quando la deriva a destra si fece inarrestabile, con l’ingresso di Forza Italia, dei Conservatori Inglesi e di altre forze europee che contribuirono a snaturare le ragioni stesse della nascita del Partito Popolare Europeo. Quelle dei padri fondatori, Adenauer, De Gasperi e Schuman.
Quell’uscita costò cara, specie a chi rimase indeciso fino all’ultimo, chiedendosi se non fosse stato meglio combattere la deriva dall’interno, nel gruppo di minoranza “Adenauer”. Fu come essere sfrattati da una casa di proprietà, nella quale c’era la nostra storia e le ragioni del nostro agire politico. L’epilogo fu traumatico, ma allo stesso tempo contribuì a fare chiarezza. Per queste ragioni possiamo onorarci di aver preso pure le botte, quando in quel gennaio del 2001, a Berlino, protestammo con veemenza contro l’ingresso del Cavaliere nel PPE. Fuori da quel Congresso, per strada (io c’ero), di fronte ai cordoni della Polizei, l’unico a difenderci fu niente meno che Clemente Mastella. Ironia della sorte.
Ma siamo andati avanti e non ci siam persi, abbiamo cercato ed ottenuto alleanze con partner Europei affini (primi trai quali l’Udf di Bayrou) ed abbiamo fatto nascere il Partito Democratico Europeo, dimorando nell’alleanza dei Democratici e Liberali Europei. Con mille altre contraddizioni, certo, mi rendo conto. Non ultima quella di condividere gli scranni con i Radicali. Ora è il tempo di andare ancora avanti, di convincerci che i “carrozzoni” del ‘900 non sono più all’altezza del futuro, ma soprattutto di convincere il riformismo europeo a varcare gli steccati di un’identità che non esiste, perchè nei nomi o nelle sigle, ma esiste perchè ognuno di noi la porta dentro e la mette a disposizione del patrimonio comune.
E’ la storia recente a raccontarcelo, la socialdemocrazia non è più autosufficiente (forse non lo è mai stata), i primi campanelli d’allarme hanno cominciato a farsi sentire. Le elezioni in Italia, la regressione della Spd Tedesca (costretta in grosse koalition con la CDU), il Labour Inglese che, nelle amministrative di qualche settimana fa, arriva terzo dopo i LibDems, sono solo piccoli ma significativi segnali di un cambiamento che va recepito. E va recepito in fretta.
Non ultimo perchè, ripeto, socialdemocratici non moriremo mai. Semmai Democratici (il “Cristiani” ce l’abbiamo dentro, ce l’aggiungiamo noi)
Una delle tante cose belle successe nel week end. L’unica che si possa raccontare.
P.S. Questo l’avevo perso. Barack Obama che (nella mattina del 6 giugno) parla e scherza con il suo staff nel “quartier generale” di Chicago. Proprio come accade in Italia.