Costato cinque milioni di dollari, trasmesso a reti unificate durante l’orario di punta, visto da 30 milioni di spettatori e dal 22% del totale delle famiglie statunitensi, questo è l’ultimo video spot (che dura 30 minuti)di Barack Obama, descritto sapientemente da Cristian Rocca, corrispondente negli Usa per “Il Foglio”.
Post scriptum. O meglio, solo per la cronaca: qui, la nuova Giunta Maffei. Buon week end.
Ci prendiamo qualche giorno di riposo prima di fare una seria riflessione - su queste colonne - circa la nuova Giunta che sta nascendo in queste ore (pare che saranno assegnate 10 deleghe su 12, con le 2 appartenenti ai “dissidenti” lasciate nel “congelatore”) e sul rinnovo dei vertici di Bar.S.A.
Nel frattempo, urge distrazione. Un divertissement, insomma. Che è sempre utile direzionare il cervello dalle parti di Blaise Pascal. Mi sono messo alla ricerca e l’ho appena trovato: Martedì 4 novembre, Spazio Etoile, piazza San Lorenzo in Lucina, Roma, Election Night Party organizzato dalla Fondazione Italia-Usa.
Sollecitati dal solito scopo di questa rubrica, quello di promuovere il talento Barlettano, stavolta parliamo dell’amico Daniele Cascella, che ieri mi ha ripetuto più volte di non amare la definizione di “Barlettano famoso”. Ovviamente non sono daccordo, perchè il suo percorso professionale da regista, sceneggiatore e produttore, parla da solo.
Qui trovate tutto quello che c’è da sapere su Daniele, che stasera presenta il suo primo lungometraggio anche a Barletta, presso il Cinema Opera, alle 21.30. Non mancate.
Recensioni Film “La canarina assassinata” di Daniele Cascella
Ieri è stato presentato il programma della nuova stagione del Teatro Curci, la cui campagna pubblicitaria (”Profeta in patria sua”), ad essere sinceri, m’è piaciuta. Un po’ meno il programma. Ma ovviamente è considerazione soggettiva, frutto soprattutto di scarsissima cultura. Tuttavia, mi segnalo:
“Decameron” di Daniele Luttazzi, “I grandi Valzer Viennesi”, il “Concerto sinfonico” dei finalisti del 12° concorso pianistico internazionale premio Mauro Paolo Monopoli” (per non dispiacere il mio amico Francesco Monopoli), “Uomini in frac”, omaggio a Domenico Modugno, Leo Gullotta con “il Piacere dell’Onestà”, “il Sindaco del Rione Sanità” del grande De Filippo, “Chi era davvero R.T. Fex”, con la regia di Giampiero Borgia e “Capasciaqua”.
P.S. Per rassicurare definitivamente tutti coloro che ritennero insufficiente la disponibilità di 2000 card per l’accesso alla Wi-Fi area nei Giardini del Castello, si rende noto che ad oggi ne sono state ritirate 1000. Un ottimo risultato. Evidenziato anche nell’ultimo numero di “Prima Pagina Barletta”, distribuito in questi giorni alle famiglie Barlettane.
Ho un passione particolare per le edizioni originali dei libri che amo o che comunque, per me, rappresentano qualcosa di importante. Tuttavia ringrazio Zia per avermi donato una copia dell’edizione 2007 del cimelio che cercavo e di cui vi parlai una settimana fa: Concerto a sei voci di Giulio Andreotti. Visto che possedere l’originale è impossibile, a mio avviso, anche per l’autore stesso.
A riguardo e per coloro che sono interessati alla materia, mi permetto di segnalare un ulteriore acquisto. Un vero e proprio capolavoro: I ritratti del coraggio, di John Fitzgerald Kennedy. Un libro, Premio Pulitzer 1957, attraverso il quale JFK passa in rassegna l’azione politica di otto uomini (Repubblicani e Democratici) che pur di non abdicare agli ideali personali, misero a rischio le loro carriere (John Quincy Adams, Daniel Webster, Thomas Hart Benton, Sam Houston, Edmund G. Ross, Lucius Lamar, George Norris, Robert A. Taft).
Il testo, che ho in versione originale (grazie Angela, la mia coscienza), ed. Il Borghese, 1966, è stato appena ripubblicato da Alberto Gaffi Editore, con nota introduttiva del Presidente della Fondazione Italia-Usa, Lucio Malan.
Un consiglio utile e attualissimo, specie per chi fa politica in questo “tempo in cui ci è dato vivere”.
Se quello di ieri sera, durante la puntata de “Il Graffio” sulla vicenda “Petruzzelli”, doveva essere il primo vero confronto elettorale tra Michele Emiliano e Simeone Di Cagno Abbrescia, in vista delle amministrative della prossima primavera a Bari, possiamo ben dire che “Big Michele” se l’è aggiudicato a mani basse. E lo dice chi nei suoi confronti nutre una simpatia che è andata man mano scemando. Almeno da quando, all’alto e prestigioso ufficio ricoperto, ha voluto affiancare la carica di segretario regionale del PD. Caro Michele, entrambe le cose non si possono fare. O meglio, non si possono fare nel migliore dei modi. Bari è una città complessa, che va amministrata a tempo pieno e al massimo delle energie, proprio come hai fatto tu in questi anni. Seguire la politica e l’organizzazione del Partito da Santa Maria di Leuca ad Orsara di Puglia, specie nella delicata fase di start up, è cosa altrettanto impegnativa.
Noi vorremmo che tu continuassi a far bene il Sindaco del capoluogo di Regione e a raccogliere i frutti del buon lavoro svolto.
“Chi vuol esser lieto sia, del domani non v’è certezza”. Sull’oggi, questa posizione politica e l’avvio di una serena riflessione. Intanto, si continua a parlarne. Spero non per molto.
Imbracciarlo resterà sempre un gran piacere. Largamente superiore di quello procurato all’udito di chi ieri sera ascoltava il suono che ne fuoriusciva.
Era il 18 novembre del millenovecentottantanove (la data la ricordo solo perchè conservo ancora lo scontrino fiscale), quando, passando dalla libreria Laterza a Bari, acquistai il mio primo libro su Giulio Andreotti. O meglio, quando mi innamorai del misterioso universo che ancora oggi continua a girare attorno alla figura di Belzebù. Ventisettemilalire. Considerando i mie quindici anni, avrei potuto spenderli per una discreta quantità di pacchi di figurine “panini”, collezione che peraltro ho continuato a fare fino alla soglia dei trenta (prima o poi esiberò gli album da qualche parte). Da allora, già fervente democristiano da “sette generazioni” e mai vergognato dell’appartenenza alla pancia dorotea della “balena bianca” e di tutto ciò che ne derivava (pentapartito e caf, compresi, per citare solo qualcosa), credo di essere diventato un discreto conoscitore, non solo degli aneddoti legati alla galassia dell’andreottismo, ma soprattutto della figura di Statista del “divo nazionale”. In particolar modo della sua politica estera. Sulle notizie contenute in quel libro di Massimo Franco (Andreotti visto da vicino, Arnaldo Mondadori editore, 1989), Paolo Sorrentino ci ha costruito interamente un film. Con una sua interpretazione, beninteso, che tra l’altro affida a coloro che lo vedono l’affascinante arbitrio di trarre le conclusioni sul giudizio finale. Positive o negative.
Dico questo perchè vorrei permettermi di offrirvi (specie ai tanti, tantissimi, amici sinistroidi) un piccolo consiglio per un acquisto. Dopo vent’anni, infatti, Massimo Franco ha dato alle stampe “Andreotti” (Edizioni Mondadori, 2008), un libro che sull’impianto del precedente, ripercorre le vicende Andreottiane negli ultimi due decenni. Io a parti invertite l’avrei accettato(se di Pietro Ingrao, sarebbe stato il massimo). Perchè non si può essere mai convinti della certezza assoluta delle proprie idee, senza la conoscenza e il dubbio scaturito da quelle altrui.
Dopodichè, la gratitudine per il consiglio offertovi, la potete esprimere attraverso l’aiuto nella ricerca dell’edizione originale di “Concerto a sei voci” (Andreotti, Edizioni della Bussola, 1946). Unico mancante sul mio scaffale, per il quale potrei fare anche qualche pazzia.
Via Camillo. C’è qualcosa che Veltroni e la gerontocrazia del PD Italiano dovrebbe sapere. Dopodiche’ ingoiino saliva e riflettano, altrimenti “questo Paese non si salvera”, come diceva qualcuno dal quale dovrebbero trarre qualche spunto.
Si chiama Ashwin Madia, è nato il 3 aprile del ’78 (per cui ha trent’anni, ripeto, trenta), è candidato alla Camera dei Rappresentanti dello Stato del Minnesota ed è considerato la nuova stella nascente dei Democrats Americani. Perchè lì, da quelle parti, sono strani. A tal punto da ritenere che, forse, il fenomeno Obama sia già il frutto di un tempo superato.